Ripercorrendo l'antico ciclo del grano

   ULASSAI. Prosegue il progetto didattico-culturale sul "Magico ciclo del grano", organizzato dall'associazione culturale "Sa perda e su entu" in collaborazione con la biblioteca comunale.

   «Sabato - afferma Giuseppe Cabizzosu, presidente dell'associazione culturale e bibliotecario comunale - a Neuletta, nonostante la pessima annata che ha compromesso in modo serio il raccolto, il grano seminato è stato mietuto a mano seguendo con rigore quelle che erano le pratiche proprie della più antica cultura agricola ulassese e ogliastrina. Le spighe, oramai mature al punto giusto, recise manualmente con le tradizionali e oramai quasi introvabili falci seghettate, sono state legate in covoni e trasportate con il carro a buoi nell'aia allestita per l'occasione in piazza Barigau, autentico cuore di Ulassai e località tradizionalmente adibita a is orgiolas».

   Oggi, i covoni verranno disposti a cerchio e si procederà alla trebbiatura arcaica con i buoi. Questi maestosi e austeri protagonisti di un rito antico e oramai dimenticato, calpesteranno il grano trascinando in circolo una grossa pietra che, triturando le spighe, separerà la paglia dal seme. Ultimata questa fase, pittoresca e arcaica, si proseguirà alla ventilazione.

   «I massai - prosegue Cabizzosu - con l'ausilio dei "is tributsus" in olivastro e "is palas 'e ispagliai", collocatisi sotto vento, daranno vita a un'altra fase caratteristica del ciclo del grano: la separazione della paglia dal chicco del grano. Il grano, frantumato dai buoi e ancora frammisto con la pula, verrà definitivamente allontanato dal frumento pulito».

   Quella della mietitura e della trebbiatura era forse la fase più complessa e articolata dell'intero ciclo agricolo che, come tutte le pratiche collettive, si trasformava in un magico rito sociale cui partecipava l'intera popolazione.

   «Erano questi i momenti, faticosi e impegnativi, ma gioiosi e partecipati - fa rilevare Giuseppe Cabizzosu - che fungevano, nel passato, da importante collante sociale e culturale in una società che, nonostante una vita fatta di miseria, di sofferenza e di privazioni continue, sentiva però fortissimo il legame che univa l'uomo alla sua terra e ai suoi frutti».

   Questo, oltre il recupero didattico di una tradizione scomparsa, la ricerca linguistica, storica e antropologica della cultura materiale, un latro aspetto importante dell'iniziativa: ricercare il valore sociale dei grandi riti collettivi quali elementi fondamentali di una dimensione corale, del vivere insieme, per ritrovare il piacere della convivenza, del lavorare fianco a fianco senza cadere nel vortice moderno dell'egoismo, dell'apatia e del personalismo esasperato, tutti elementi tipici della società attuale.(l.cu.)