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martedì 12 ottobre 2004

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Ulassai, Torna dall'Argentina dopo aver visitato il sito de Sa Perda e su Entu
Ritrova i parenti grazie alle foto sul web

Ulassai. Un sito diventato punto di riferimento per tutti coloro che cercano notizie di Ulassai, ricco di storie e curiosità. Come quella di Carolina Usai, ragazza argentina di 25 anni, che ha riconosciuto nel sito dell’Associazione Sa Perda e Su Entu una foto del padre, Efisio Usai, figlio di un ulassese emigrato in Argentina nel 1927. Carolina ha contattato l’associazione, che l’ha aiutata ad avere notizie dei suoi parenti di Sardegna. L’anno dopo è arrivata ad Ulassai, nella terra di suo nonno che neppure suo padre aveva mai visto e ha potuto abbracciare gli zii Angela, Maria, Vittorio e Raffaele.
Vicende come quella di Carolina sono ormai abituali per i soci del sodalizio . «Spesso veniamo contattati dal Sudamerica e dagli Stati Uniti, da nipoti e pronipoti dei ragazzi che lasciarono Ulassai per cercare fortuna in America e che oggi scrutano internet, si riconoscono nei volti delle nostre foto, la maggior parte senza nome, e ci aiutano a continuare a scrivere questa storia», dice Giuseppe Cabizzosu, webmaster e presidente dell’Associazione Sa Perda e Su Entu, che ha messo a disposizione di un vasto archivio di immagini, frutto di un paziente lavoro di ricerca e catalogazione e della generosità di coloro che le hanno rese disponibili. «Con l’aiuto dei visitatori del sito stiamo lentamente dando un nome alle immagini che abbiamo pubblicato, e ci rivolgiamo a tutti quelli che pensano di poterci aiutare, perché il compito è arduo». Lo scopo dell’iniziativa è quello di riscoprire la storia di Ulassai attraverso centinaia di immagini, oltre 700, divise per aree tematiche, una miniera di notizie e storie. Questi ritratti color seppia, frammenti di vita di Ulassai, appartengono spesso a emigrati in Svizzera, Germania e Americhe, che spedivano ai parenti le immagini della loro fortuna. Spesso non sono associate a un nome, ma i loro parenti, da tutto il mondo, partecipano già attivamente alla ricerca.
All’associazione si stanno attivando per rendere la ricerca delle immagini più semplice tramite un motore di ricerca, che permetta di restringere il campo di indagine. Di rilievo, tra le tante curiosità che in questi mesi hanno caratterizzato il lavoro dell’associazione, la richiesta giunta dall’Iraq, dal contingente italiano si stanza a Nassirya, che impegnato in un ricerca sulla storia della Brigata Sassari, ha chiesto all’associazione di poter utilizzare le immagini sbiadite dei sassarini di Ulassai presenti nel sito. Testimonianza quest’ultima dell’ottima qualità del lavoro svolto ma soprattutto delle infinite possibilità offerte dalla rete.
Scorrendo le centinaia di immagini presenti sul sito accade di trovare delle foto molto curiose. Il soggetto di una di queste foto è una ragazzina di 14, massimo 15 anni, ritratta in piedi. Era appena deceduta, i parenti non avevano neanche una sua immagine e quindi scelsero di ritrarla, nei suoi abiti più belli, prima di darle sepoltura. In pochissimi all’epoca possedevano una fotografia e in quel caso la custodivano gelosamente. L’uso di fotografare i congiunti immediatamente dopo la morte era molto diffuso agli albori della fotografia nell’isola, come estremo tentativo di custodire il volto dei propri cari, fissandoli come per magia sulla carta.

Simone Loi
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